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È possibile reperire notizie biografiche dell’Eremita San Martino soltanto nell’opera di padre Tommaso Bartoletti, in quanto del tutto assenti sono altre fonti di informazione. Martino, nativo di Atessa, visse nel lontano Quattrocento, epoca in cui scelse di vivere in solitudine e in preghiera in piena comunione con Dio. Si ritirò così in una grotta nei pressi di Fara San Martino, dove presto giunsero altri uomini per unirsi a lui nella preghiera. Insieme fondarono un piccolo convento del quale ancora oggi è possibile ammirare delle mura. Prima di morire, l’Eremita Martino volle tornare nella sua amata città natale e lì, davanti a tutta la comunità atessana, promise che avrebbe agito da intercessore con la Divina Provvidenza affinché ci fosse pioggia e bel tempo a sufficienza per garantire abbondanza nel raccolto. In cambio, l’Eremita chiese ai suoi concittadini di recarsi ogni anno nel luogo del suo eremitaggio portando una torcia in oblazione (la ‘Ntorcia).
Martino poi riprese la strada del ritorno a Fara e portò con sé un ramoscello d’olivo che piantò lungo la via che porta a Vallaspra, luogo in cui, ancora oggi, la processione tradizionale dei pellegrini sosta per il suo rituale di preghiera.
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